03 Dicembre 2021
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Home Dalla Redazione IL DRIBBLING, QUESTO SCONOSCIUTO.

IL DRIBBLING, QUESTO SCONOSCIUTO.

Fin da agosto balenava a occhio nudo una lacuna, più delle altre: l’assenza di un uomo dalle caratteristiche offensive in grado di saltare l’uomo, cambiare passo e creare superiorità numerica.
L’idea di base (poi modificata in corso d’opera) del vecchio allenatore era quella di impostare un 3 – 5 – 2 come l’anno scorso; quindi, data l’inutilità di ali in riferimento a tale modulo che prevede solo i tornanti sulle fasce, sarebbe stato necessario acquistare come uomo di fantasia una seconda punta o, alla mal parata, una mezzala offensiva.
Ciò che l’anno scorso erano rispettivamente Pjaca e Zajc. Non fecero bene, siamo d’accordo, anzi il croato (che così male non è) rimaneva fuori a scaldare la panchina, ma almeno esisteva qualcuno in rosa che conoscesse il vocabolo “dribbling”.
Quest’anno zero assoluto. L’acquisto più rilevante e dipinto come di qualità (viene da ridere o da piangere) a metà campo è stato Hernani, che è talmente lento e privo di inventiva che non salterebbe neppure una quercia secolare.
Gli altri centrocampisti invece sono tutto fuorché offensivi, mentre davanti Pandev ha sì gran qualità, ma è giocatore ormai statico e da quarto d’ora, e gli unici veri guizzi e strappi li abbiamo visti da Kallon, sicuramente acerbo e confusionario, ma l’unico in grado di far alzare i giri alla squadra talvolta.
Non so voi, ma ora come ora rimpiango seriamente “dribblomani” a tratti irritanti, e che non si sono di certo coperti di gloria qui, come Fetfatzidis e Taarabt.
Almeno loro saltavano l’uomo secco, pur con tutte le loro pause e lacune.
Sul mercato di gennaio quindi ci auguriamo che, con qualsiasi modulo vorrà adottare Shevchenko, la nuova proprietà porti uomini capaci di spaccare le partite e creare situazioni da gol importanti.
Avere solo giocatori monocordi non porta e non porterà mai a nulla.

Vittorio Semino
Genovese, 30 anni, "malato" di calcio e ciclismo (non quello blucerchiato), il Grifone come fonte di gioia e (troppo spesso) amarezza.

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