16 Gennaio 2022
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UN FASTIDIOSO RETROGUSTO DI AMARO IN BOCCA

So già che probabilmente darò fastidio. So già che qualcuno potrebbe interpretare male la cosa. Mi scuso, ma parlo a titolo personale e non intendo creare polemiche.
Dopo aver spento la TV ieri sera, sono andato a dormire con un fastidioso retrogusto di amaro in bocca. Dovrei, aldilà del risultato finale, essere contento. Prestazione gagliarda, gioco, voglia. Eppure solo una cosa mi frullava in testa: perché? Perché si è aspettato il giovedì di coppa Italia per mettere in campo una formazione così? Perché farlo sapendo che molto probabilmente era la tua ultima partita sulla panchina del Genoa? Cosa volevi dimostrare? Cosa volevi rimarcare alla dirigenza? Sia chiaro, non accuso Shevchenko di scarsa professionalità o di scelte volutamente sbagliate, ma questa prestazione mi ha dato fastidio. A dirla tutta, mi ha fatto proprio incazzare.
Non sembrava, per atteggiamento e gioco, nemmeno la stessa squadra scesa in campo contro lo Spezia. E di nuovo in testa la stessa domanda: ma allora perché? Perché Hefti in panchina e Yeboah addirittura in tribuna? Perché? Adesso la palla passa alla società ed al mister. Se Shevchenko ci crede ancora e con la prestazione di coppa Italia ha voluto lanciare un messaggio di riscossa e di orgoglio, convinca la società a confermarlo, ma lunedì non abbia paura e metta in campo una formazione d’attacco. Intanto ormai non hai più nulla da perdere, ma solo tutto da guadagnare. Se la società, se Spors, hanno fiducia nel mister e credono ancora in lui e nel progetto, allora lo confermino e senza se e senza ma lo dichiarino senza ombra di dubbio. Se invece da entrambe le parti, o da una di esse, mancasse la convinzione, allora si arrivi presto ai saluti e si cambi strategia. Perché la situazione attuale, personalmente, non credo aiuti il Genoa a livello ambientale.
Servono compattezza e unità di intenti. La società sta dimostrando di credere e di volere la salvezza. La strada e impervia, ma percorribile. Dobbiamo crederci, tutti. Oppure meglio che non ci creda più nessuno.

Stefano Zaghi
34 anni, ferroviere. Papà mi ha trasmesso la malattia per il Genoa. "E capire tu non puoi, se non sei come noi"

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