28 Maggio 2022
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ALTA INTENSITÀ

Sfido chiunque ad aver mai sentito prima di mercoledì sera scorso il nome di Alexander Blessin.
Forse ce ne sarà uno su migliaia di utenti. Se va bene…
La domanda di chiunque è stata: “Blessin chi?”.
Ammetto candidamente che il mio primo pensiero è stato: “Spors, non pago di non aver portato qui centrocampisti e giocatori di qualità offensiva, è completamente impazzito ed ha messo un neofita suo amico alla guida di una squadra già disperata”.
In ogni caso, un gesto coerente con la sua linea di pensiero, dei soliti nomi non ne ha mai voluto sapere, così come di quello di Sheva.
Bene. Poi ho visto l’entusiasmo del nuovo mister tedesco ed un Genoa che mai con Ballardini e ancor meno con Shevchenko ha giocato con ritmi così elevati e ha creato così tanto.
La partita era da vincere, ma se poi si creano le occasioni e la palla non entra mai, non è certo colpa dell’allenatore.
Abbiamo visto Sturaro (a dire il vero, eccetto la partita di Firenze, era uno dei più dignitosi negli ultimi due mesi) e Portanova eccellenti trascinatori di un Genoa che ha clamorosamente assimilato il concetto di pressing di Blessin in appena due giorni.
Insieme a loro il miglior Badelj della stagione, un Hefti davvero convincente e Vanheusden sugli scudi dietro.
Lo stesso Yeboah ha commesso un errore madornale nello stop davanti alla porta, ma vanno apprezzate la sua vivacità e la sua dedizione, al pari di quelle di Ekuban, che, con tutti i suoi limiti, si è sempre dimostrato un gran professionista e messo all’ala (il suo vero ruolo) ha un suo perché.
Blessin sembra essere entrato nella testa dei giocatori tra il giovedì e il venerdì, riuscendo a dare speranza ad una squadra morta e ad una tifoseria ormai esanime per gli orrori calcistici sopportati.
È presto per dire se la scelta di Spors è stata corretta o per esaltarsi, il primo segnale però è assai positivo.
Un’ultima osservazione.
Conosciamo ormai a memoria i ruoli scoperti e speriamo che vengano coperti al più presto per un innalzamento della qualità tecnica e dell’inventiva; è emersa però da alcune partite (perfino contro l’Udinese) una lacuna inattesa: il centravanti.
Caicedo, che dei valori li ha, non ha palesemente mai avuto la testa qua.
Forse non è più neppure in grado di giocare dall’inizio, dopo anni belli da subentrante di lusso alla Lazio.
Destro, il nostro cannoniere con 8 gol di ottima fattura, purtroppo non è mai stato in carriera un centravanti completo o costante.
Se in area di rigore è davvero forte, per il resto è limitato tecnicamente, poco mobile e non in grado di tenere palla.
Con l’Udinese è stato l’unico giocatore avulso e peraltro dopo altre prestazioni scadenti (Spezia, Milan, Fiorentina).
Se la squadra di Blessin dovrà essere un collettivo ad alta intensità, appare difficile permettersi un centravanti statico, per quanto sabato si sia impegnato pure lui.
Le priorità sono altre, ma un pensierino ad una prima punta forse andrebbe fatto, anzi probabilmente la società ce lo sta già facendo.
L’auspicio è che la caccia di Spors sul mercato e di Blessin sul campo diano dei frutti, che la cena sia abbondante e non misera.
E che nessuno al 24 gennaio parli già del campionato dell’anno prossimo di serie B.
Al Cittadella e all’Ascoli ci sarà tempo per pensarci, ora rimaniamo focalizzati sulla difficilissima impresa di restare in A.

Vittorio Semino
Vittorio Semino
Genovese, 30 anni, "malato" di calcio e ciclismo (non quello blucerchiato), il Grifone come fonte di gioia e (troppo spesso) amarezza.

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