07 Ottobre 2022
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IL PESO DELLE PAROLE

Ultimamente, ma nemmeno tanto ultimamente, la gente parla. Si sa, il calcio fa parlare molti, troppi. E può farti tacere, se hai il buon gusto e l’umiltà di capire quando esci dal seminato. Ho vissuto in 3 città diverse oltre Genova (Napoli, Milano ed ora Roma), ma mai come a Genova ho respirato l’aria così pesante. A Genova, non si conosce o non si capisce il peso delle parole. Ebbene si, mi riferisco proprio a lui, Alexander Blessin. Arrivato tra lo scetticismo generale, ha quasi centrato un risultato impossibile. La società decide di confermarlo ed iniziano i primi mugugni. “Non ha esperienza, non conosce la categoria” e via dicendo. Dubbi che possono essere legittimi, ma io penso che prima di dare giudizi bisogna vedere i risultati che si portano. Si perdono due amichevoli e si parla già di esami non superati o di ultime spiagge (!).

Si continua con un sempre strisciante mugugno fino alla partita con il Palermo, dove deflagra la follia che ci contraddistingue. Inadeguato, incapace, dannnoso, sono alcuni degli epiteti rivolti a Blessin. Io non sono un suo difensore, ma mal sopporto i demolitori seriali ed ultimamente pure quelli che definisco “falsi preti”. Ovvero quelli che dicono che Blessin non debba essere allontanato ma continuano a ribadire che con lui non vai avanti. Decidetevi: o resta e lo si sostiene oppure non nascondetevi e chiedetene la testa. Ma usate argomenti validi, non i soliti mantra che la squadra non ha gioco, non ha schemi, vive di folate, non crea. Perché i dati parlano chiaro e se pure di fronte a quelli continuate con il ritornello, le cose sono due: o siete in malafede o non capite un cazzo. Io per primo sono amante del bel calcio e del gioco spumeggiante. Il calcio di Blessin non mi entusiasma. Ma un conto è dire che il suo calcio non piace (ed è sacrosanto e legittimo), un conto è parlare di mancanza di idee e di lavoro. Perché puoi non condovidere la sua idea, ma l’idea c’è.

Fare l’allenatore a Genova è difficile. Gasperini all’inizio era un talebano arrogante capace solo del 343. Appena per necessità ha cambiato registro è diventato oggetto di polemica perché con il cambio modulo si vedeva meno gioco per far risultato. Quindi non chiedo di essere tutti apostoli del Gegenpressing e militanti del partito del mister, ma nemmeno di buttare tutto in merda perché l’uomo non è simpatico o non si sa per quale altro motivo.

Col Modena deve essere vittoria convincente, da parte del mister e soprattutto da parte nostra. Basta vociare che serpeggia in sottofondo che lentamente demolisce, basta urlare improperi, basta santificare per partito preso. Le parole hanno un peso. Pesiamole e poi usiamole. Tutti amiamo il Genoa. E chi ama non distrugge. Ma costruisce insieme.

OVUNQUE E COMUNQUE

Stefano Zaghi
Stefano Zaghi
34 anni, ferroviere. Papà mi ha trasmesso la malattia per il Genoa. "E capire tu non puoi, se non sei come noi"

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