03 Dicembre 2021
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LA SINDROME DELLA PANCIA PIENA E DEL “NOI SIAMO”

Dopo i sacrosanti e grandi festeggiamenti per il passaggio definitivo di proprietà di ieri e prima di tornare al campionato, oggi vorrei divagare sulla Nazionale e sul mancato accesso diretto ai Mondiali del 2022 in Qatar (mette i brividi solamente scrivere il paese ospitante della rassegna).
L’Italia è un paese totalmente incapace di gestire il successo e i grandi risultati.
La nostra Nazionale, dopo la vittoria a Euro ’68 e la finale al Mondiale messicano del ’70, non si qualificò a Euro ’72 e uscì al primo turno ai Mondiali del ’74.
Dopo la vittoria a Spagna ’82 non si qualificò a Euro ’84.
Dopo la finale di USA ’94, l’Italia uscì miseramente al girone di Euro ’96, mentre dopo la vittoria al Mondiale 2006, vi fu un modesto Europeo nel 2008 e un Mondiale ridicolo nel 2010 in Sudafrica, quando arrivammo ultimi nel girone materasso con Paraguay, i dilettanti della Nuova Zelanda e l’ esordiente Slovacchia.
Finale a Euro 2012 dopo aver eliminato Inghilterra e Germania? Bene, poi subito fuori al girone del Mondiale brasiliano del 2014.
E ancora adesso.
Mancini ha grandi meriti perché è stato senza dubbio l’artefice della miracolosa vittoria all’Europeo; adesso invece è riuscito nell’epica impresa di fare peggio di Ventura nelle qualificazioni mondiali, dato che con l’ex C.T. la Nazionale arrivò, come da pronostico, seconda dietro ad una Spagna ancora di altissimo profilo, mentre adesso abbiamo terminato il girone dietro alla Svizzera e non riuscendo a battere neppure la Bulgaria in casa e l’Irlanda del Nord, nazionali modestissime.
E la Nazionale di Mancini è pure superiore a quella di Ventura.
Dopo i successi o le belle performances, arrivano immancabilmente figure da operetta: è nel DNA azzurro, c’è poco da fare.
Ci si rilassa, si festeggia, la pancia è piena e tutti si reputano fenomeni. E, lasciatecelo dire, questa Nazionale è sì una squadra forte, ma di fuoriclasse ne ha ben pochi e paga terribilmente la mancanza di centravanti adeguati a livello internazionale, oltre a un Insigne che di fumo ne fa parecchio, di arrosto giusto una fetta ogni 10 partite (come contro il Belgio all’Europeo).
Ridurre tutto ai rigori sbagliati da Jorginho, che ormai palesemente non è più da mandare sul dischetto, sarebbe superficiale.
Spesso subentra anche nei calciatori una sottovalutazione dell’avversario, perché “noi siamo l’Italia”; come può capitare alla Juve e alla Roma contro Verona e Venezia. Cosa succede? Perdono.
O al nostro sgangherato Genoa di inizio stagione a Salerno o al Toro contro lo Spezia.
“Noi siamo il Genoa”, “noi siamo il Toro”, “noi siamo la storia”, “quelli tanto sono più deboli”, “vinceremo con la sigaretta in bocca e un quartino di vino, magari portiamoci anche le carte in campo per giocare a scala 40” e si sa come è andata a finire.
Ora, in un playoff pericolosissimo con più partite, all’Italia non resta che rimboccarsi le maniche e rialzare la testa, un pò come al nostro Genoa, obbligato a ripartire sul campo da domenica dopo le liete novelle societarie ed in panchina.
Perché in certe situazioni delicate il nome e la storia non servono a nulla, anzi si ritorcono contro.

Vittorio Semino
Genovese, 30 anni, "malato" di calcio e ciclismo (non quello blucerchiato), il Grifone come fonte di gioia e (troppo spesso) amarezza.

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